Soppalchi: la Lombardia fa un passo avanti verso la semplificazione


La Lombardia ha appena dato una bella scossa al mondo dell'edilizia, approvando una proposta che potrebbe semplificare (e di parecchio) la vita di chi vuole realizzare un soppalco. Immaginate di poter sfruttare al massimo gli spazi di casa o dell'ufficio, senza impazzire tra mille cavilli burocratici. Beh, sembra che ci stiamo avvicinando a questa possibilità!

Di cosa si tratta?

In pratica, la Regione Lombardia ha deciso di modificare una legge del 2005, introducendo un nuovo articolo (il 65-ter, per i più tecnici) che permette di costruire soppalchi con maggiore flessibilità. Niente più vincoli rigidi imposti dai Piani di Governo del Territorio (PGT) e dai regolamenti comunali, almeno entro certi limiti.

I numeri chiave

  • Altezza minima 2,40 metri: se optate per questa altezza, il soppalco può occupare fino al 50% del volume della stanza.
  • Altezza minima 2,10 metri: in questo caso, la superficie massima scende al 30% del vano.
Non è "via libera" totale

Attenzione, però: non stiamo parlando di una liberalizzazione totale. La realizzazione di un soppalco, anche se ad uso ufficio, rientra sempre nella ristrutturazione edilizia e richiede un titolo abilitativo (SCIA o permesso di costruire). Insomma, la burocrazia non scompare del tutto, ma si fa un po' più snella.

Il parere del professionista

Dal mio punto di vista, questa iniziativa è un segnale positivo. Era ora che si desse un po' di respiro al settore dell'edilizia, soprattutto in un periodo in cui la rigenerazione urbana è fondamentale. Permettere di sfruttare al meglio gli spazi esistenti, senza consumare nuovo suolo, è una scelta intelligente e sostenibile.

Tuttavia, concordo con l'on. Erica Mazzetti: serve una visione più ampia. Le Regioni possono fare molto, ma è fondamentale arrivare a un Testo Unico delle Costruzioni a livello nazionale, che metta ordine nel caos normativo e restituisca centralità al ruolo del progettista.

In conclusione

La Lombardia ha lanciato un segnale importante, dimostrando come le regioni possano essere protagoniste della rigenerazione urbana. Ora, è fondamentale che questo segnale si traduca in azioni concrete e in un quadro normativo nazionale più efficiente.

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